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gas

L’impianto di distribuzione del gas (metano e Gpl) serve ad alimentare gli utilizzatori quali caldaie (con potenza non superiore a 35 kW a servizio delle civili abitazioni, con  potenza superiore a 35 kW per le centrali termiche), fuochi per cucine industriali e di civile abitazione.

Per le caldaie più piccole, e cioè quelle che singolarmente o in gruppo non superano i 35 kW di potenza termica (ma anche per le cucine e gli impianti di riscaldamento a gas di vario tipo di potenza termica inferiore a tale valore), si devono applicare le norme UNI CIG ed in particolare la UNI CIG 7129 “Impianti a gas per usi domestici e similari alimentati da rete di distribuzione e installazione – Progettazione e installazione”. Questa norma è composta da quattro parti ed è destinata essenzialmente agli installatori ed ai progettisti degli impianti. I titoli delle quattro parti sono i seguenti (per impianto interno si intende il complesso di tubazioni che porta il gas dal contatore all’apparecchio, mentre per evacuazione dei prodotti della combustione si intendono i camini ed i tubi di scarico):

  1. Impianto interno
  2. Installazione di apparecchi di utilizzazione – Ventilazione e aerazione dei locali di installazione
  3. Evacuazione dei prodotti della combustione
  4. Messa in servizio degli impianti / apparecchi


Per quanto riguarda gli apparecchi a gas , invece, la norma può solo ricordare che tutti gli apparecchi devono essere dotati della marcatura CE, che ne dovrebbe garantire la conformità alle norme di costruzione europee.
Gli apparecchi a gas si distinguono in 3 classi A, B e C:

  1. tipo A, di portata termica limitata, preleva l'aria necessaria alla combustione e la reimmette sempre all'interno dell'ambiente dov'è installata, che non può essere adibito a camera da letto o bagno, né avere volume inferiore a 12 metri cubi;
  2. tipo B, il più diffuso, "a camera di combustione aperta", che preleva l'aria all'interno dell'ambiente (che non può essere camera da letto né bagno), ma espelle i fumi all'esterno;
  3. tipo C, cioè apparecchio "stagno", che preleva l'aria dall'esterno e la espelle sempre all'esterno, non permettendole mai di entrare in contatto con il locale.


Ad esse si aggiungono le caldaie a condensazione, che sono in grado di ottenere rendimenti molto elevati, recuperando il vapore acqueo contenuto nei fumi, e perciò di risparmiare molto sul carburante, ma hanno costi superiori e richiedono un impianto ad hoc per eliminare la condensa.
La norma ricorda i requisiti essenziali per la sicurezza:


I locali d'installazione devono essere permanentemente ventilati, per la caldaie di tipo B, mediante aperture di superficie pari a 6 cm2 per Kw installato, con un minimo di 100 cm2. Il tipo A richiede invece due aperture, di almeno 100 cm2 ciascuna. Il tipo C non necessita di aperture permanenti di ventilazione.

Le caldaie devono essere sottoposte a manutenzione ogni anno, preferibilmente prima dell’inizio del periodo di riscaldamento. La loro corretta gestione consente di avere un impianto sicuro, risparmiare sull'uso di combustibile e ridurre le emissioni inquinanti.
Qualsiasi tipo di intervento sugli impianti a gas deve essere per legge eseguito da operatori abilitati.

Per le installazioni la cui potenza termica dei singoli utilizzatori supera i 35 kW cambia il riferimento normativo, che è il decreto del Ministero dell’Interno 12 Aprile 1996. Questa norma si applica a diverse attività (centrali termiche, laboratori artigiani, forni da pane, ristoranti, impianti industriali di riscaldamento).
Per quanto riguarda gli obblighi amministrativi, le centrali termiche devono essere approvate dai Vigili del Fuoco solo quando la loro potenza termica supera i 116 kW. Le norme di sicurezza sono obbligatorie sempre.


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